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    September 27

    Forse per una notte

     

    Finzione,

    realtà.

    parole mute.

    Si tuffa nel vuoto

    a braccia aperte.

    Gli occhi spalancati,

    increduli

    di fronte

    alla finzione

    così reale.

    Parole gettate,

    sapori dati

    in pasto alle bugie.

    Si sente odore di sale,

    si sente il freddo

    delle montagne,

    la neve

    ed il bianco.

    Il respiro

    rimane a metà

    fra le labbra

    ed il mondo,

    insicuro nell'uscire.

    Tutto si vorrebbe

    riportare

    nel proprio mondo.

    Senso di non appartenenza,

    senso di malessere,

    senso senza senso.

    E non si trova voce alcuna.

    Suono d'archi,

    di violini e pianoforti.

    L'orchestra

    della sera

    che muore sul ramo

    insieme alla rondine.

    Parole stampate,

    parole taciute,

    parole senza voce.

    Si guarda al sole

    nella sera,

    per veder la morte

    nell'attesa della resurrezione.

    Ci si siede

    sull'erba

    toccati

    dagli ultimi raggi

    e si muore col sole,

    forse per una notte

    forse per l'eternità.

    September 25

    La risacca

     

    L'acqua continua

    a venire a riva,

    sbatte sugli scogli

    e solleva il suono

    delle pietre.

    La schiuma scompare

    scappando verso il mare

    ed il sole si inchina

    alla sera.

    C'è un suono

    che viene avanti

    e che poi delicatamente

    torna indietro,

    è la risacca del mare

    che porta a noi la malinconia

    per poi riprendersela

    in grembo alla corrente. 

    September 08

    In una stanza senza tempo e senza luogo

     

    Era da poco calata la sera e la luce del lampione portava nella camera l'ombra dell'albero. I rami cominciarono a muoversi lentamente, andando a toccare tutti lati della stanza. Le ombre si stendevano come ragnatele nel silenzio della camera. Solo i piccoli respiri scandivano il tempo, che sembrava immobile e di conseguenza inesistente.

    Era una serata estiva, calda, dolce e malinconica, ma sembrava una sera senza tempo. Le stagioni erano come scappate, lasciandosi alle spalle solo il movimento lento delle tende, che incorniciavano la finestra.

    Nonostante l'apparente immobilità, aprendo gli occhi verso il parco, che dominava il paesaggio al di là della finestra, si vedeva l’infinito. Forse era una visione solamente interiore, ma la penombra della sera aveva strappato al paesaggio l’orizzonte e non si vedeva la fine del parco. Tutto era una macchia frastagliata, che, con il suo  aspetto indefinito, dava la suggestione di creare un panorama mutevole nelle sue diverse forme. Anche se poco prima il sole aveva illuminato il parco mostrandone i suoi colori estivi, scoprendo il giallo dell’erba secca e presentando al cielo la sua terra arida, il buio aveva cancellato ogni ricordo, lasciando ad ogni occhio la possibilità di immaginarlo nuovamente, forse anche diverso.

    Era probabilmente l’oscurità oltre il lampione a dominare l’affresco che si era incorniciato nella finestra. Era l’assenza di qualsiasi certezza, era l’opportunità di ridisegnare tutto quanto, che dava, irrazionalmente, una certa sicurezza.

    Sebbene fuori regnava la sera nelle sue forme più dolci, la stanza sembrava non curarsene nelle armoniose carezze degli alberi. Dentro la stanza sembrava non esserci nessuna fessura sul mondo, un angolo di pace senza spazio e né tempo. Era irreale la quiete che si respirava. Tutto sembrava essere immobile e infinito.

    La stanza era silenziosa nelle sue giravolte di lenzuola e nei respiri cadenzati. I mobili e gli armadi parevano disegnati sulle pareti e gli specchi sembravano laghi di mercurio. I muri erano le scene di uno spettacolo di ombre cinesi che danzavano in modo armonico e il pavimento era un gioco di luci ed ombre che correvano fra le insenature delle mattonelle. Le lenzuola, nei loro lenti movimenti, disegnavano con le loro ombre versi di poesia che morivano nella lieve luce del lampione.

    Era un silenzio di respiri, di chiari e scuri, di ombre rapite dalla luce, di sospiri, in una stanza senza tempo e senza luogo.

     
    September 05

    Verso una tela morta

    Vorrei saper dipingere sulla tela; disegnerei una finestra, un cortile, un carcere in lontananza ed il sole che a stento riesce a scavalcare gli alberi. Sarebbe il mio dipinto d'amore, sarebbe il riassunto di un'emozione. Ma dio o chi per lui non mi ha dato questo dono, quindi non mi rimane che immaginare il quadro nella mia mente, ed ogni volta ritoccarlo, riempirlo di pennellate, di colori pungenti, di curve di tempera.

    In mente è tutto chiaro, lo vedo e mi immagino anche i colori, ci sarebbero dei verdi scuri poco illuminati dalla luce del primo mattino, all'orizzonte ci sarebbero i colori dell'alba appena apparsa: l'arancio, il giallo e un lieve rosso ad unire. Ogni colore porterebbe con sé la voglia di apparire, ma che muore nel buio ancora presente della notte. Colorerei le pareti, a fianco della finestra, di ocra e darei loro delle ombre di malinconia e avvicinerei al parapetto un uomo libero dai suoi vestiti. Lo disegnerei di schiena, ma farei in modo, attraverso i colori, di immaginarlo con l'aria assorta, quasi malinconica, quasi felice, che cerca di scrutare il paesaggio per imprimerselo nella mente, per portarselo con sé.

    Darei un passato, un presente e un futuro alla sua storia, darei alla tela il sapore di un amore appena consumato. Una passione bruciata nella camera accanto, che il piccolo ritaglio della pittura nega di vedere, ma che permette di immaginare.

    Penso che sarebbe un bel quadro, ogni pennellata descriverebbe un mio sentimento ed ogni geometria conterebbe la mia emozione, ma non ho né mani e né dita da pittore, forse solo il pensiero, ma che, ahimè, mi permette solo di viaggiare con la mia mente verso quadri irrealizzabili e verso affreschi che non prenderanno mai vita. E' una tela morta quella che si dipinge nella mia mente.