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    May 29

    Tristi sorrisi in quei fogli stanchi

     

    Tristi sorrisi

    in quei fogli stanchi,

    buttati al centro di un angolo.

    La fiducia si è infranta,

    come un vecchio vetro,

    alle prime luci del mattino seguente.

    Non è primavera nei rossi viali,

    non è rosso il tramonto

    che precede il nuovo inizio.

    Tante parole, tante promesse

    ed è caduto l’intelletto.

    Piccole luci che si spengono,

    che insieme illuminavano l’avvenire.

    Non è cambiato,

    non è cambiato il mondo.

    Le fiaccole si spengono

    Lasciando il buio intorno a loro,

    il buio del lume.

     

     

    May 21

    Rime ubriache

     

    Rime ubriache,

    come dall’acqua levigate.

    Si pente la mente,

    gira in tondo,

    intorno al mondo

    e sembra che si pente.

    È lungo il mio cammino

    che lentamente

    è bagnato dal vino.

    Acqua frizzante,

    sete di spumante,

    nel corso della sera

    la testa gira come una sfera.

     

    Rime ubriache

    dall’amore ospitate.

    Rime baciate

    che su nessuna bocca si son posate.

    Queste rime son per me

    e non ne so il perché,

    sarà per il sorriso

    che è sbocciato sul mio viso.

     

    Rime ubriache

    che dal cielo son cascate.

    La ballata sta correndo via,

    ma so che sarà per sempre mia.

    Che triste e dolce sorriso

    che sulla bocca mi è fiorito,

    triste perché non è banale,

    dolce perché nel bacio mi è fatale.

     

    Rime ubriache,

    da me così amate.

    Nello scorrere del vino

    cerco l’ombra sotto un pino,

    e nel seder così lieto,

    cerco la pace sotto le foglie

    delle foreste mie spoglie.

     

    Rime ubriache

    nelle serate passate.

    Questa sera come altre è andata,

    così vera e da me così amata.

    Penso all’amore come una cosa

    che si accosta al mio cuore rosso come la rosa,

    che cerco invano

    nel cielo stellato.

    May 14

    L'amore...

    L’amore…
     
    Esplode nella notte,
    mentre lei, ormai al culmine del piacere,
    ti regala un bacio, dicendoti "ti amo".
     
    Esplode nella stazione dei treni,
    mentre il suo cuore se ne sta andando.
     
    Esplode sopra una mina.
    Esplode in uno sparo in terra lontana.
     
    Esplode fra le sue cosce e fra le tue.
    Suda nelle coperte,
    ormai bagnate dal vostro amore.
     
    Scoppia e rimbomba
    come la porta che si è chiusa alle tue spalle,
    lasciando lei
    sdraiata sul letto a strapparsi il cuore.
     
    Si tinge di nero nelle notti d’inverno
    e risplende al sole nei pomeriggi d’estate.
     
    Si infrange sul vetro,
    mentre il condannato,
    dall’altra parte del riflesso,
    viene attraversato dalla corrente.
     
    Muore negli occhi dell’amante
    che riflettono le spoglie dell’amata,
    che giace sul letto.
    Risorge nel suo ricordo,
    che è vivo e morto.
     
    È fuori a correre nei campi,
    a rotolarsi fra il grano,
    a spogliarsi nudo
    agli occhi del sole.
     
    È lì, mentre ti dicono addio,
    è lì, mentre piangi l’anima,
    è lì, mentre ti soffoca il respiro,
    è lì, è sempre lì. Nel tuo dolore.
     
    Si allunga sulla strada del ritorno,
    con gli occhi bagnati,
    mentre le gocce,
    che ti attraversano gli occhi,
    fanno tendere a te la luce dei lampioni.
     
    Rimbalza sulle pareti
    insieme al suo grido di verginità,
    si proietta sul suo volto provato,
    provato per la prima volta.
    Si apre insieme alle sue gambe,
    che si aprono per la prima volta all’amore.
     
    È in mano a quel bambino
    è nella mano insieme al sasso.
    È nel volto del fanciullo
    che ora riversa per terra
    nella sua pozza di sangue.
     
    Si muore insieme a quella natalità
    che si è spenta
    appena illuminata dal sole.
     
    Sventola al vento
    insieme alle foglie di quegli alberi.
    Nelle orme
    disegnate nella terra dagli animali.
     
    Si brucia nella scia di una cometa,
    mentre in riva al mare
    due mani s’incontrano.
     
    Cammina una vita
    per arrivare al tuo epitaffio,
    per tingerlo di rosso,
    per tingerlo d’amore.

     

     


    May 07

    Qui stiamo

     
    Ancora un’altra parola
    è volata nella piazza.
    Attonita, ma attenta;
    immobile, ma non inerme.
    Storie vere, vite infrante,
    orme di passi
    e poesia
    che rimbalza fra le mura dei palazzi.
     
    Visi maligni, visi egoisti,
    si affacciano sulla piazza
    attendendo con ansia l’ultima parola
    per avere un conforto che non arriverà.
     
    Sventola,
    poche lettere,
    che racchiudono tutta un’esperienza,
    tutta una vita, tutta una storia.
    Gli occhi si sono aperti
    e i cuori si sono destati.
    Un vento soffia forte.
     
    Sacrificio di affetti
    fra il buio degli affetti.
    Nella vostra terra e non
    si è destato un grido di denuncia.
    Ora la piazza
    rappresenta il vostro sangue,
    il sangue versato a San Cristobal,
    versato nei meandri della vostra terra.
     
    Ora la piazza rappresenta tutti noi.
    La vostra terra è la nostra terra
    e la nostra terra è la vostra terra.
    La piazza ora è uno schiaffo in faccia
    ai potenti e prepotenti,
    alle ingiustizie della terra
    e allo loro giustizia.
     
    Questa palla che gira
    è un discorso incoerente,
    è un palcoscenico
    solcato dalla stessa compagnia,
    è un padre umiliato,
    è una madre stuprata,
    è un bambino a cui è stato tolto il futuro,
    il diritto alla felicità.
    Questo mondo è incapace di capire.
     
    Ora la piazza
    sta aspettando
    che le ultime parole sfumino
    fra le pareti dei palazzi.
    Che queste parole non smettano mai
    di parlare e di accarezzare le nostre coscienze,
    che queste parole non siano state vane.