aReA*'s profileGioia e rivoluzionePhotosBlogLists Tools Help

Blog


    December 20

    Requiem in re minore

     

    Suonano i violini

    questo requiem in re minore,

    in una stanza devastata dal tempo.

     

    La iena si è svegliata

    in fragili piume color sole,

    e la dolce colomba

    ha messo artigli da falco.

     

    Le onde di colore

    che veleggiavano sui raggi del sole

    han portato le loro vele in altri mari.

     

    Suonano le viole

    questo requiem da camera,

    in un silenzio desolato.

     

    Confutatis maledictis,

    flammis acribus addictis,

    voca me cum benedictis.

    Oro supplex et acclinis,

    cor contritum quasi cinis,

    gere curam mei finis.

     

    Ed abbine cura

    sulle note di questo requiem,

    perché non c'è risposta nella morte,

    non c'è risposta alcuna.

     

    Si alzano i cori mentre il feretro

    fa il suo ingresso nella piazza innevata.

    Cade a fiocchi il silenzio dell'inverno,

    scolpito in cristalli.

     

    Suonano i violoncelli

    questo requiem da messa,

    in una chiesa vuota.

     

    Ed i mari si sono sciolti

    e le acque si sono spiegate

    sotto i suoni degli archi.

     

    Le grida hanno toccato il cielo

    e squarciato i mille veli

    che avvolgevano la sfera terrestre.

     

    Le dame si son strappate di dosso i corpetti

    e li hanno gettati al vento

    per vederli andare in frantumi contro le mura.

     

    Suonano i contrabbassi

    questo requiem da corte,

    nella sala vestita d'oro.

     

    Grandi parrucche sfilano

    fra gli arazzi colorati,

    dove non si sente il rumore della strada.

     

    Volano sassi contro i vetri,

    hanno ali di fata

    e portano i profumi delle margherite di campo.

     

    Suonano le trombe

    questo requiem da ghetto,

    fra le recinzioni alte.

     

    Il fango si ammassa ai lati della strada

    e sui marciapiede scivolano

    in una giravolta i mendicanti.

     

    La luna si è portata via l'acqua

    ed il bagnasciuga è divenuto

    una linea morta lungo la costa.

     

    Suonano i tromboni

    questo requiem febbrile

    sulle note dell'organo.

     

    Le tempesta esplode in mare aperto,

    si alzano le voci dei marinai

    mentre tirano le vele

    nere di angoscia.

     

    Si rompono i remi,

    la prua viene stritolata fra le onde

    e cadono le ancore nei cuori.

     

    Suonano i corni

    questo requiem salmastro

    sulle acque gelide.

     

    Urlano i fagotti

    infrangendo i timpani

    che vanno a tuffarsi fra le onde.

     

    I corpi si sono arenati

    morti sulla spiaggia

    a pochi metri dalla sabbia calda.

    December 02

    Si sorseggiava tè con lentezza

    I

     

    Una luce in un portone,

    una sfera di candore in mezzo alle pareti.

    Fuori la fuliggine sale sui tetti

    e si sentono le macchine che suonano la strada.

     

    Le gambe sentono il freddo,

    mentre i passi si involano veloci,

    senza meta.

     

    Si sente un forte battito caldo,

    e le idee ricominciano a circolare.

    Una tale confusione,

    eppure tutto appare così chiaro.

     

    Gli auotobus passano a decine

    lungo i fianchi,

    ma non si sale e non si scende.

     

    II

     

    La sera comincia a calare sui marciapiedi

    e colora tutto di scuro,

    per fortuna che ci sono questi pochi lampioni

    che danno caldo, almeno in apparenza.

     

    Una luce in un portone

    e due amanti nell'androne solitario,

    due sfere d'amore che cercano riparo fra le pareti.

     

    Ricordi d'infanzia...

     

    Le sere invernali che si scansano, tutte uguali,

    fra le luci della strada, delle case e delle auto.

    Si cerca di accendere un fuoco

    mentre si scivola sull'asfalto.

     

    Confusioni invernali, che non danno parola,

    che si accendono in un tram, fra i sedili vecchi

    ed i finestrini opachi,

    o dall'alto di una finestra su cui la città sembra infinita.

     

    III

     

    Si son dimenticati di accendere la luce,

    la strada è tutta buia,

    non si riesce a vedere nulla,

    dovrò impicciarmi di me stesso.

     

    Ma si sentono i rumori

    e rimango lì ad ascoltare

    per noia o per capriccio.

     

    Vorrei sentire i passi,

    solamente il rumore dei passi sulla strada.

    Chiudere gli occhi ed immaginare di andare,

    con i passi degli altri.

     

    IV

     

    Invenzione di passaggi.

     

    Quante notti ho inventato

    e quante ne ho vissute...

     

    Non ricordo più quali siano quelle vere!

     

    Si cerca la differenza

    guardando le stelle, i fili d'erba

    e le panche abbandonate in un prato.

     

    E c'era la luna,

    e c'erano tante luci, che uccidevano il cielo,

    lontano da noi.

    E c'era la sera, e c'era l'attesa,

    e c'erano i versi composti

    e poi dimenticati accanto ad un cancello.

     

    Si sono scritti sulle foglie di quel vialetto,

    o sulle facce, ancora rosse, per i baci.

     

    Non vi era pensiero alcuno,

    si dormiva con il ritratto di fanciulla,

    si sorseggiava tè con lentezza,

    e si cercava la luna per gioco.