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aReA*

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Aderire o non aderire? La questione non
si pone per me. E' la mia rivoluzione.

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Gioia e rivoluzione

Non per un dio ma nemmeno per gioco
February 17

Nella stanza ogni cosa è solo a metà

Mi guardo intorno e vedo segmenti di vita appena accennati. Idee sparse per la stanza, fogli in disordine, appunti, vestiti buttati lì su di un attacca panni. Principi senza fine, prologhi senza epiloghi. È come se tutto aspettasse di essere terminato, ma la triste noia incombe. L'apatia come un velo, a fine giornata, si posa. Uno scialle sulle spalle si adagia, ma come un macigno su di esse pesa. Alla fine della giornata tutto tace, le cose in disuso dall'alto ti osservano con occhio indagatore, a volte quasi con curiosità. I libri dagli scaffali scrutano le carte sparse sul letto e vorrebbero sdraiarcisi anche loro, per scansare la noia. Nella stanza ogni cosa è solo a metà e di sera un velo di malinconia su tutto si posa.

January 10

I luoghi chiusi - variazioni sul tema


Un occhio si è chiuso
nella penombra della stanza.
Il corpo giace immobile,
a tratti solo il lento respirare
muove lo sterno stanco.
Un corpo immobile peraltro
nella stanza che non ha alcun odore
né suono.

L'altro occhio si è chiuso
con l'ultima luce della sera.
Il copro giace immobile
ad attendere il sonno
che presto giungerà
a portar via i pensieri.

I luoghi chiusi


Contempla in silenzio

la piega di un sorriso.
La solitudine
lo coglie come un dolce abbraccio.
In fondo alla stanza
un lume si è accesso,
la sua luce lentamente cammina
ad invadere l'etere,
a prendere il posto della polvere.

Una porta si apre
un'altra si chiude,
ed un alito di vento
attraversa la stanza.

Contempla in silenzio
il bicchiere vuoto.
Intorno l'aria è quieta,
non ci sono odori nel locale
né suoni,
solo un vecchio lume
che lentamente cammina.

Le mani accarezzano il vetro.
Il bicchiere ruota
e le gocce con grazia scivolano
da una parte all'altra,
come a lavar via i pensieri.

Contempla in silenzio
una vecchia parete di legno,
mentre il lume
camminando lentamente

arriva a lui ad avvolgerlo.


November 15

Canto di speranza?


Vedo ginestre, campi in fiore, fili di grano e tanti girasoli;
vedo gente che va e gente che viene,
tutti quanti con in bocca una filastrocca,
    tutti quanti con le spalle un po' curve.

I colori son quelli della sera, i suoni son quelli della vita,
i piedi son quelli di chi ha camminato a lungo,
    gli occhi son quelli di un uomo stanco;
l'universo è quello che abbiamo ogni sera sulla testa.

Vedo macerie, pietre disfatte, arnesi sparsi e    
    tanta erba che copre la civiltà ormai scomparsa;
sento il canto delle madri, quello delle vedove e quello delle fanciulle;
osservo gli occhi dei padri, quelli degli anziani e quelli dei bambini;
tutto intorno canta la stessa canzone e la canta con armonia,
è un canto che desta i sensi, che ricopre i morti.

Guardami fiore, guardami ginestra, ed anche tu campo di grano,
ascoltami uomo che con le spalle curve te ne vai
    ascoltami uomo che con le spalle curve vieni,
madri, vedove, fanciulle,
    padri, anziani, bambini,
        e uomini e donne,
ascoltatemi! ascoltate le mie parole come io ascolto le vostre,
ascoltatemi! ascoltate i miei lamenti come io ascolto i vostri.

Le terre d'Oriente ho visto, ed anche quelle d'Occidente,
in ogni dove gli uomini hanno gli stessi sguardi
    che ora vedo sui vostri visi,
in ogni dove le donne hanno le stesse lacrime
    che ora vedo scorrere dai vostri occhi.
In tutte le terre ho visto ed in tutte le terre ho abbracciato,
in tutte le terre ho sofferto ed in tutte le terre ho amato.
Ora chiedo di amarmi come io ho fatto con voi,
ora chiedo di abbracciarmi come io ho fatto con voi,
    vi chiedo di unirvi e di amarvi,
        vi chiedo di sorridervi.

La morte come tutte le cose prima o poi giungerà,
verrà a prendersi il mio corpo ed il vostro,
    i miei affetti ed i vostri;
ma qui nel Mondo vi regna la Vita ed io vorrei assieme a voi condividerla.

Ed ora che ho pronunciato le mie parole posso chiudere gli occhi,
posso finalmente riposare le mie membra,
perché vivere costa fatica e richiede impegno;
ma come il contadino che si china nei campi e semina
    per poi raccogliere e ringraziare la terra dei suoi doni,
così io ho fatto con la Vita.

Ed ora che i miei sforzi non sono stati vani,
perché ho condiviso con voi le miei gioie e i miei dolori,
posso chiudere gli occhi ed abbracciarvi col mio ultimo pensiero
    sperando che le mie parole non vi giungano come un inganno.

October 19

Senza titolo, senza pretese

 
Rumori di bimbi nel cortile e di passi color del legno
nella stanza con le luci in cortile.
La sera non s'è ancora spenta,
ma una stella brilla già sul pomeriggio.
Sono poche le domande, sono poche le frasi;
i silenzi si susseguono, si cantano, si spengono e poi si accendono.
Il silenzio. Parla, parla, si guarda e poi svanisce al sol pensiero.
 
Rumori di bimbi nel cortile e di passi color del legno
nella stanza con le luci in cortile.
Le mani si trovano e poi si allontanano,
accarezzano e poi si ritrovano,
si seguono, si scacciano, si desiderano
e poi di nuovo si ritrovano.
Le bocche si chiedono a vicenda un bacio,
si chiedono perché così tanto amore,
si domandano perché così tanto desiderio.
 
Rumori di bimbi nel cortile e di passi color del legno
nella stanza con le luci in cortile.
Voci di silenzio, respiri di viola,
atmosfera di campi in fiore,
di pomeriggi regalati alla gioia, a qialche Dio, alla pietà.
Sospiri di miele che si sciolgono fra le mura di una tazza di tè,
che si appiccicano alle pareti, che inumidiscono i vetri, la stanza, le persiane.
 
Nuance d'erba, raggi di sole color della sera
nella stanza con il giullare dietro alla porta.
Sul letto i corpi si toccano, si chiedono un perché,
sembra che non possano avere un bicchiere per il brindisi.
Sul letto i girasoli mettono le radici
e porgono i loro omaggi ai due amanti.
Nella stanza il profumo è quello dell'incenso,
qualcosa si è bruciato,
qualcosa si è sfregato ed ha fatto fumo.
 
Nuance d'erba, raggi di sole color della sera
nella stanza con il giullare dietro alla porta.
Sulle pareti un po' di quadri si sono incuriositi,
ai piedi del letto qualcuno ha chiesto perché,
sui cuscini qualcuno ha lasciato del rossetto
e sulle lenzuola qualcuno ha impresso il suo odore.
 
Suoni confusi, passi d'alberi morti
nella stanza col lampadario in fiore.
Le mani sul seno si son poggiate
ed il corpo di lei come un arco s'è teso.
Le mani i fianchi hanno cinto
e i seni nella stanza hanno brillato.
Un bacio si è chiuso, due labbra si son trovate,
due amanti nel letto hanno giaciuto.
 
Silenzi di notti d'agosto, passi di conifere distese
nella stanza con le pareti affrescate da un pittore di corte.
Le finestre nella stanza sono chiuse.
E' impossibile intravedere i pensieri.
La testa di lui sui i seni di lei s'è poggiata,
e la notte su di essi è calata.
October 03

La fine o le fini

 

Tutto, ma proprio tutto, giunge al termine. E' questione solo di quando e come. E' questione di tempo, di questa convenzione da noi creata.

Molti dicono che la fine di ogni cosa dona un certo valore ad esse, o meglio, la coscienza che ci sia un termine prefissato ad ogni piccola cosa ce le fa apprezzare maggiormente. Altri dicono che questa è solamente una consolazione, che in realtà nessuno pensa a godere di ciò che gli sta intorno in quanto finirà un giorno, ma per il semplice fatto che in quel dato momento ne hanno bisogno. Altri ancora, invece, non si pongono il problema, per loro la fine non esiste, oppure l'hanno solamente dimenticata. Molta gente dice che non c'è una conclusione, che la vita, ed ogni cosa che ne fa parte, è un grande caso irrisolto. Ed altri, invece, si chiedono perché dovrebbe essere risolto.

La vita, come possiamo vedere, è una serie di affermazioni e contro-affermazioni, si susseguono tesi e antitesi. Qualcuno accenna addirittura una sintesi, che poi non è altro che una nuova tesi, che darà luogo, sicuramente, ad un'altra antitesi. Questo gioco vizioso, balordo, senza vincitori e né vinti, giungerà mai a termine? Così la domanda si ripete, e in un certo senso trova risposta in essa, in se stessa. Ma la risposta non è che una contraddizione incapace di alleviare i fastidi, incapace di diradare la nebbia di pensieri.

Eppure non tutti si struggono nel dubbio, non tutti si fanno prendere dall'idea di non avere una risposta. Molta gente cammina per strada con l'aria tranquilla, senza alcuna domanda e senza alcuna risposta, se non quella certezza di non averla. Ognuno risponde a modo suo: c'è chi trova sollievo nel convincersi nell'inutilità della ricerca e chi non riesce a dormire a causa di qualche pensiero.

La gente, come si sa, è strana. Visti da fuori sembrano tutti uguali, tutti fatti con lo stampino. Sì, è vero, c'è quello un po' più alto, quello un po' più grasso; c'è chi al naso storto e chi lo ha schiacciato. C'è pure chi sorride e chi, al contrario, piange. Di gente se ne vede tanta in giro, però a guardarla con superficialità sembra una massa tutta della stessa pasta. Ma qui ci inganniamo.

I pensieri, sì proprio loro, distinguono le persone. Si potrebbe quasi dire che i loro pensieri delineano i loro contorni, come se da dentro, con martello e scalpello, forgiassero la corazza.

Le persone, a vederle bene, son tutte diverse. I pensieri, i loro pensieri, a sentirli bene, sono pieni di spunti, idee e quant'altro; tutti diversi, l'uno dagli altri.

C'è chi pensa che la fine si sia solamente un nuovo inizio, c'è quell'altro che, al contrario, crede che la fine sia l'ultima parte di una storia e che non abbia nulla a che fare con quella nuova. C'è gente che crede che la fine sia solo un'invenzione, forse quasi una finzione, una parola senza né capo e né coda. C'è gente che dice di averla vissuta, di averla superata e di essere pronta per un'altra fine.

Ci son così tante idee in una sola via, che è del tutto impossibile dire che le persone son tutte uguali.

Come ho detto prima, molti non si pongono alcuna domanda, altri forse troppe. Io, dal canto mio, non so più cosa sia una domanda, cosa sia una risposta, ma quel che è più importante non so più cosa sia una fine o semplicemente la fine. Io, da questo lungo corridoio, vi domando: cosa sono io, cosa ne fate di me? Cercate forse una risposta nelle mie miserie?

September 23

La sera passa lenta

 

E la sera passa lenta qui fra le quattro mura, il buio autunnale sta prendendo terreno nei giardini e fra i palazzi. Le ombre si allungano fino a diventare infinite, fino a coprire ogni cosa.
Ogni tanto qualche lampo illumina la stanza e tutto si mette in attesa, in attesa di sentire il rombo del tuono lontano.
E' un'attesa sognante, leggera; per un attimo spazza via la noia, illumina i pensieri e dona fantasia. La stanza prende colore ed in pochi attimi si riempie di immagini.
La sera passa lenta qui fra le quattro mura; ad aspettare un lampo, un suono, una distrazione. I movimenti della natura sono oscurati dalla luce della stanza che contrasta con le tenebre del giardino di fronte.
I palazzi che si affacciano sulla strada hanno qualche luce accesa, come a voler illuminare il buio che vi è fuori - ma è uno sforzo vano.
Lentamente viene giù anche la pioggia e un suono si aggiunge a scandire i secondi che non vogliono passare. Ticchetta sulla finestra come per chiamare fuori tutti quanti, per svegliarli, per smuoverli o forse, semplicemente, per farsi notare, per non passare inosservata alla centinaia di occhi che dietro le finestre si nascondono. Tutti questi occhietti annoiati, stanchi, senza scopo, senza gioia, che dalle finestre spiano con avidità la vita e che ne vorrebbero bere solamente un sorso. La pioggia è giunta ora per stordire tutti quanti, per cercare invano di spazzare via la monotonia.
Ma la sera passa ugualmente lenta qui fra le quattro mura; ad attendere un amore, un dolore, una follia, un pensiero o un'idea. La sera passa inesorabilmente lenta quando non si ha alcun motivo di cercare una risposta, quando la s'è persa, quando non c'è.
Le ombre hanno ricoperto il giardino, l'acqua ha bagnato le poche piante che dal terreno spuntano e la gente dalle piccole finestre con i loro occhietti continuano a spiare la strada.

September 19

Oltre la cortina

 

Pensieri assalgono la mente. Disteso sul letto fra libri e coperte guardo l'orizzonte che si tinge di arancio fino a divenire di un blu intenso. Cosa c'è al di là di quelle cortine di nulla? Perché il mio sguardo non può giungere oltre? Perché rimane frenato dalla mano di Dio? L'oltre, è stato detto una volta, fu creato per immaginare. Ma al di là, realmente, cosa vi è? Se vi fosse il nulla, allora noi immagineremmo su fogli bianchi? E se invece vi fosse qualcosa, quale Dio si sarebbe preso la briga di creare qualcosa che a tutti, però, è vietato di guardare? Mi consumo nel dubbio e mi abbatte il pensiero di non arrivare mai ad una conclusione. Anzi, più mi ostino e più mi allontano dalla mia risposta inconscia. Più mi ostino e più mi sovvengono pensieri che oramai avevo dimenticato. Cosa, in realtà, scruto al di là di quelle cortine di nulla, dove il mio occhio di carne non può arrivare?

September 10

Suono di fanfare


Uomini che si rincorrono per la strada,

suono di fanfare e giullari in festa.

La città è un gran frastuono ed è piena di fuochi accesi,
di grida, di urla, di voci, pianti, e di gioia.

Corro anche io per la strada,
tocco i passanti, mi strofino contro di loro,
li bacio, li abbraccio, li spingo, li accarezzo.

Milioni di strade illuminate che si incrociano,
che si trafiggono, che si spezzano e che muoiono;
fra balordi, vecchi ubriaconi, ragazzi confusi
                ed altri che si baciano.

Sessi che si fondono fra l'erba umida della sera;
fra i campi di grano le luci arrivano appena
    e fra il buio trovano riparo adolescenti che muoiono dalla voglia di scoprire;
e sopra di loro il cielo che si dà fuoco,
stelle, stelle e poi ancora stelle,
    anche loro che fanno l'amore.

Pianti e capricci sul marciapiede,
lacrime e sorrisi per un lecca-lecca.

Tamburi, chitarre e voci che si fondono sputando musica;
la gente si agita come se volesse picchiare le note,
    lanciando fendenti nell'aria.

Vapori alcolici, fumi mistici e sfumature
che la grande tenda nel parco porta dentro,
        gonfiandosi di umori e di sudore.

Sto lì, di fronte a tutto ciò,
contemplando le stelle, gli adolescenti, i bambini, le madri e gli ubriaconi;
sono qui, davanti, ad assaporare tutto questo
i vecchi al bar, i padri stanchi, i signori che si trascinano verso casa,
    i tamburi, le chitarre e le note sospese;
e vedo sfumare tutto quanto, piano piano tutto scompare;
e mi lascio sdraiare dal vento sull'erba fresca delle sera.



August 21

Senza titolo

 

Qui, dove il rumore d'onde v'è,

il sole più bianco appare.

Non una piuma di rondine

delicata nel cuor si mostra.

Il cielo un velo nero

che tutto avvolge a me sembra.

 

Né rime o versi al mare chiedo,

ma instancabilmente questa macchia,

che col cielo si fonde,

me ne dispensa.

Forse di giocar con me cerca

e non posso far altro

                               che ad esso piegarmi.

Ma con mestizia

io vo a chinarmi.,

perché questi versi,

che l'atroce riflesso

di una vita oramai scomparsa

a me regala ed impone,

del cielo lo stesso color hanno.

 
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